Di solito non parlo con voi di politica e neanche di Politica, ma il fatto è che questa è Storia, è soprattutto Storia.
Stiamo vivendo un momento incredibile per il mondo intero e dobbiamo assolutamente prima rendercene conto, poi sentirci parte di esso ed infine parlarne: è un momento storico per il mondo, quindi lo è per ognuno di noi e per tutti noi insieme.
Oggi gli Stati Uniti hanno il primo presidente nero della storia, tutti noi abbiamo il primo presidente americano nero della storia. Sono più che ansiosa di vedere cosa e come cambierà. E non parlo degli Stati Uniti, ma del Mondo. Gli abitanti di La California (in provincia di Livorno) l’hanno capito da un pezzo, visto che anche loro si sono fatti le loro urne e sono andati a votare per quel presidente: hanno fatto bene! Quello che lui deciderà non riguarda più solo gli Americani.
Intorno a questo fatto di per sè segno di una forte volontà di cambiamento, però, sta una crisi economica che ha l’aspetto e il comportamento di un buco nero: inghiotte tutto quello che le capita a tiro e se ne intuisce appena il bordo. Sta un’Europa che non sembrerebbe aver capito che è ora di schierarsi da una qualche parte davvero, con convinzione e indipendenza, e forse questa insipidezza è dovuta anche al fatto che l’attuale Parlamento Europeo è composto in parti quasi uguali da deputati di destra e di sinistra. Sta un’Italia in cui si scopre sempre di più una sete di regressione che fa paura e che sta riuscendo a sfregiare anche quel che c’era di eccellente in questo Paese. (Sapete che l’Emilia Romagna ogni anno organizza scambi con altri Paesi Europei (ad esempio la Svezia) interessati al nostro sistema scolastico e di integrazione sociale?)
Insomma, credo che sarebbe ora che ognuno di noi trovasse il modo di uscire dalla logica della politica e provasse ad entrare in quella della Politica, perchè penso sia ora di sentirsi addosso i destini del mondo come fossero vernice che colora, anzichè fango che sporca.
Sarebbe ora che ogni volta che mettiamo mano al portafoglio ci sentissimo colorare la schiena con una bella pennellata fosforescente: chissà mai che non ci sentiamo più osservati e non prestiamo, così, più attenzione a ciò che stiamo facendo.
Sarebbe ora che ogni volta che non trattiamo i nostri rifiuti come fossero schede da riporre in un archivio (non solo da mettere nel posto giusto, ma anche da mantenere in numero il più contenuto possibile) ci sentissimo disegnare un bersaglio sul petto: chissà mai che non ci venga un po’ di timore che il mondo non cominci ad usarlo per tirarci uova marce alla diossina.
Sarebbe ora che ogni volta che andiamo a votare ci sentissimo stampare un timbro in faccia col simbolo a colori sul quale abbiamo messo la nostra X: chissà mai che se ci siamo vergognati di dire che abbiamo votato per un certo partito l’altra volta, la prossima ne votiamo un altro. E sarebbe ora che ci sentissimo scrivere sulle mani e sulle braccia con inchiostro indelebile e permanente “Rifiuta l’appartenenza al Paese in cui consuma risorse” ogni volta che ci viene in mente di non esercitare il nostro diritto-dovere di voto e poi magari ci viene in mente anche di lamentarci della classe dirigente: chi non si schiera per scelta non può dire di aver scelto per il Paese, perchè l’ha fatto solo per sè, e chissà mai che un po’ non si renda conto che se anche non adasse a votare nessuno, il Paese non potrebbe rimanere senza un Governo e il problema a quel punto sarebbe quale prospettiva si avrebbe.
Don Milani diceva che i giovani devono imparare a sentirsi ognuno l’unico responsabile di tutto: sacrosanto.